mercoledì 18 febbraio 2009

RICORDI DI VITA

Ripensando al passato....

Il nuovo giorno sembra lontano,
ancora lassù, brillan le stelle
e già si avvia il quotidiano
con la speranza, di buone novelle.

Tremolanti da fondovalle,
salgon le lampade dei minatori,
ormai si animano le vecchie stalle
qua e là s'odono i primi rumori.

Tra miagolii e rari muggiti
e il calpestio di scarpe grosse,
prendono il via, gli antichi riti
tra sommessi colpi di tosse.

Con amore e grande maestria
già si avvia la mungitura,
aleggia persino, un po' di allegria
eppur la giornata, sarà certo dura.

Posta la gerla sulle curve spalle,
il secchio sulle braccia stanche,
un ultimo sguardo, alle calde stalle,
e via, per le strade bianche.

Ci sia buon tempo, neve o gelo
la strada sia bella o scivolosa
di fretta, tutte verso il "caselo"
nonna, giovane o sposa.

Corre un saluto un po' frettoloso,
a casa aspettano soli i bambini,
ancora il giorno sarà faticoso
e già fumano i primi camini.

Troppe volte papà è lontano,
allora davvero non c'era scelta,
così tutti danno una mano
e bisogna fare una svelta.

La giornata ormai si avvia,
ogn'uno si prodiga nelle sue cose,
man mano, si anima pure la via,
certo non sono giornate noiose.

Tutto dipende dalla stagione
e la famiglia sempre si ingegna,
sia in tempi di fienagione
o quando serve fare la legna.

Son sempre giorni di intenso lavoro
per boschi,per campi, per prati
mai trascurando il giusto decoro,
pur nei difficili tempi passati.

Quando poi scendeva la sera
il pensiero correva lontano
e non mancava una preghiera
affinchè papà ritornasse sano.

Questa..  la vita della mia gente
di seggiolai, contadine e minatori
ormai finita quasi nel niente
che vive ancora nei nostri cuori.

venerdì 9 gennaio 2009

MATTINO D'AUTUNNO

Quando si è legati alla propria terra,
al proprio ambiente,
anche il susseguirsi delle stagioni può
indurre emozioni....



Nell'atmosfera soffusa
vibrano nuove sensazioni,
la mente ancora confusa
rincorre le prime emozioni.

Quel rosso pallore lontano,
tra profili indefiniti all'orizzonte,
annuncia l'alba, che piano,piano...
si svela là, dietro il monte.

Una campana rintocca lontana
a risvegliare un mondo sopito.
una fresca brezza montana
accarezza il cielo già schiarito.

La vita di nuovo risuona
s'indorano le cime tutt'intorno,
come fiaccole si accendono a corona
a salutare il nuovo giorno.

Sboccia un turbinio di colori
su cime declivi e vallate
sembra la festa dei fiori
anche se non è più estate.

Il giorno ormai vive
tutto sembra un giardino
sui monti,nei boschi, sulle rive
è mattino, sul mio agordino.

lunedì 29 dicembre 2008

Un filo di luce

Guerre, violenze, ingiustizie...eppure dal mio profondo pessimismo, di tanto in tanto traspare un filo di luce. Forse è un bisogno che mi porto dentro o forse un sogno che si avvererà....

UN FILO DI LUCE

Ho visto là in fondo,
un filo di luce,
forse nel mondo
sta nascendo la pace.
Vola nell'aria
un suono d'amore,
è un canto di bimbi
che mi tocca nel cuore.
Quel canto innocente
rincuora la mente
e risveglia nei cuori
presagi migliori.

Quando poi ...si fa sera,
s'ode come una preghiera.
Uomini..uomini..guardate lassù
quel cielo lontano,
che colora di blù.
Se quel manto di stelle ,
fa vibrare la pelle
vuol dire che ancora ,
c'è un mondo che spera,
che a piene mani,
attende un sereno domani.

DEDICATO A RIVA

Ciao
sono marol, ho 61 anni e vivo nella provincia di Belluno, in un paesino che purtroppo si va sempre più spopolando tanto che dalla mia gioventù, (ormai lontana) la popolazione si è più che dimezzata.
Io però ci vivo bene, forse perché, sotto sotto sono un po' "salvarech" preferisco la vita dei boschi a quella delle città e del trambusto.Avrei avuto la possibilità di trasferirmi altrove ma capivo che avrei perso una parte di me stesso, del mio mondo,del mio modo di essere e di pensare.
Vivo molto di ricordi lontani, del tempo passato con gli amici di gioventù, dal quale non riesco a staccarmi, forse perché non voglio prendere atto che quel tempo se ne è andato e che purtroppo qualcuno di loro non c'è più.
A testimonianza di tutto ciò voglio iniziare con un piccolo pensiero dedicato al mio paese, scritto nella primavera del 1965, in una delle mie poche assenze.
p.s. la foto è di un amico a cui ero molto legato, purtroppo scomparso.



O mia terra, o mio dolce paese
accetta il mio povero canto,
è un canto senza pretese
d'un tuo figlio che t'ama tanto

Da lungi io ti penso e ti sogno
ricordando le mie ore più liete
e sento che avrei tanto bisogno
di ritrovar la tua gran quiete.

Quella quiete di un giorno lontano
che ormai posso solo sognare
e sognando scompare il baccano;
e mi lascio così trasportare.

Mi par di sentir da lontano
un dolce suono ,una campanella
la notte discende pian piano,
in cielo brilla già una stella.

Si, e il suono dell'avemaria
quel suono così famigliare
che mi donava tanta allegria
e che ancora mi fa sognare.

E attendo con ansia la sera
quando mi sento e te più vicino
e vincendo ogni barriera
verso di te m'incammino

e rivedo, il mio tetto, i miei prati
i miei boschi, i miei monti,il mio cielo
ricordo i bei tempi passati.

p.s.un tentativo forse ingenuo ma spontaneo
di esprimere l'amore per la propria terra.